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il tuo psicologo-psicoterapeuta a Roma
a cura della
Dott.ssa Marina Pisetzky
Psicologa Psicoterapeuta

iscrizione all'Ordine Psicologi del Lazio n° 6419
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News

Depressione: Uno studio del Lancet sdogana i trattamenti online


Niente «lettino», nessuna «ritualità», ognuno a casa propria, zero possibilità di guardarsi in faccia e di cogliere atteggiamenti, sguardi, spesso più eloquenti delle parole. Eppure funziona. Stiamo parlando di psicoterapia on line, una modalità di cura che fino a qualche tempo fa faceva inorridire gli psicologi europei (decisamente meno quelli americani) e che ora riceve il benestare del Lancet. Bisogna però circostanziare il campo: non stiamo parlando di psicoanalisi, ma di terapia cognitivo comportamentale (vedi scheda) e di una psicopatologia ben definita, la depressione. L' articolo pubblicato da Lancet riporta i risultati di uno studio inglese su 297 pazienti. Di questi, 149 oltre alle cure ricevute dal medico di famiglia (compresa la prescrizione di antidepressivi) hanno seguito una psicoterapia on line, i 148 del cosiddetto «gruppo di controllo» sono stati solo seguiti dal loro dottore di base. Al termine dei quattro mesi di esperimento, le persone affiancate dagli psicologi via computer erano migliorate nel 38% dei casi, mentre nel gruppo di controllo i risultati positivi erano presenti nel 24% dei pazienti. E, altri quattro mesi dopo, il divario tra i due gruppi era aumentato: per il primo, 42% di successi, per il secondo, 26%. Doveroso chiarimento: i pazienti comunicavano, sia pure solo via tastiera, con uno specialista che, in tempo reale, colloquiava con loro. Gli incontri via computer, dieci in tutto, erano di 55 minuti l' uno e da terminarsi in quattro mesi. Gli autori della ricerca commentano che la possibilità di avere immediatamente, e ogni volta che si vuole, a disposizione il testo integrale del colloquio con lo psicologo crea evidentemente una «distanza» dai propri sentimenti e pensieri negativi che ne favorisce l' elaborazione. In un commento di un gruppo di ricerca americano, che accompagna le ricerca, si sottolinea che questo approccio potrebbe essere utile per chi vive in luoghi isolati o per chi non è perfettamente padrone dell' inglese ed è favorito dai tempi lenti della scrittura e della lettura.

Fonte: Corriere della Sera

 

ScienceDaily (Oct. 16, 2009) - Una tecnica diagnostica innovatrice inventata da un ricercatore dell'università di Monash abbrevierebbe in modo significativo la rilevazione delle malattie mentali e neurologiche.

I disturbi del sistema centrale nervoso come depressione, schizofrenia e ADHD (disturbo da iperattività) hanno un costo annuale mondiale stimato in circa 3000 miliardi di euro e colpiscono almeno una persona su quattro nel corso della vita.
L'osservazione di questi disturbi è affidata oggi ad un processo di domande e interviste poste al paziente, col risultato che occorrono talvolta diversi anni per diagnosticarli correttamente: una nuova tecnica diagnostica che misura i tracciati dell'attività elettrica dell'area vestibolare del cervello potrebbe rendere incredibilmente rapida l'individuazione di disfunzioni mentali e neurologiche.
Alla Monash University di Melbourne, in Australia, l'ingegnere biomedico Brian Lithgow conosce il potenziale delle misurazioni dell'attività elettrovestibolare, poichè questa specifica area è connessa con le regioni primitive del cervello, correlate alle emozioni. Il risultato di queste misurazioni è una "elettrovestibolografia", un vero e proprio elettrocardiogramma "della mente".
In collaborazione con un gruppo di ricercatori psichiatrici del centro universitario di ricerca, Lithgow ha effettuato numerosi test sui volontari e ha identificato diversi tracciati di risposta, o "biomarkers", che permettono di distinguere diversi disturbi mentali e neurologici.
Con l'azienda Neural Diagnostics, poi, la Monash University ha sviluppato e brevettato l'elettrovestibolografia, o EVESTG.
Come funziona? Il paziente siede su una speciale sedia che raccoglie attraverso elettrodi l'attività elettrica dell'area vestibolare. Quest' ultima viene poi confrontata con i biomarkers per giungere ad una diagnosi che arriva in massimo un'ora. 

Fonte: Science Daily