Depressione: Uno studio del Lancet sdogana i trattamenti online
Niente «lettino», nessuna «ritualità», ognuno a casa propria, zero possibilità di guardarsi in faccia e di cogliere atteggiamenti, sguardi, spesso più eloquenti delle parole. Eppure funziona. Stiamo parlando di psicoterapia on line, una modalità di cura che fino a qualche tempo fa faceva inorridire gli psicologi europei (decisamente meno quelli americani) e che ora riceve il benestare del Lancet. Bisogna però circostanziare il campo: non stiamo parlando di psicoanalisi, ma di terapia cognitivo comportamentale (vedi scheda) e di una psicopatologia ben definita, la depressione. L' articolo pubblicato da Lancet riporta i risultati di uno studio inglese su 297 pazienti. Di questi, 149 oltre alle cure ricevute dal medico di famiglia (compresa la prescrizione di antidepressivi) hanno seguito una psicoterapia on line, i 148 del cosiddetto «gruppo di controllo» sono stati solo seguiti dal loro dottore di base. Al termine dei quattro mesi di esperimento, le persone affiancate dagli psicologi via computer erano migliorate nel 38% dei casi, mentre nel gruppo di controllo i risultati positivi erano presenti nel 24% dei pazienti. E, altri quattro mesi dopo, il divario tra i due gruppi era aumentato: per il primo, 42% di successi, per il secondo, 26%. Doveroso chiarimento: i pazienti comunicavano, sia pure solo via tastiera, con uno specialista che, in tempo reale, colloquiava con loro. Gli incontri via computer, dieci in tutto, erano di 55 minuti l' uno e da terminarsi in quattro mesi. Gli autori della ricerca commentano che la possibilità di avere immediatamente, e ogni volta che si vuole, a disposizione il testo integrale del colloquio con lo psicologo crea evidentemente una «distanza» dai propri sentimenti e pensieri negativi che ne favorisce l' elaborazione. In un commento di un gruppo di ricerca americano, che accompagna le ricerca, si sottolinea che questo approccio potrebbe essere utile per chi vive in luoghi isolati o per chi non è perfettamente padrone dell' inglese ed è favorito dai tempi lenti della scrittura e della lettura.
Fonte: Corriere della Sera
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